La pubblicità, le tendenze commerciali e consumistiche del mercato, le offerte presentate da sempre più scuole di musica spingono le famiglie ad avvicinare i bambini alla pratica strumentale sempre più precocemente. Dietro tutto questo mi pare ci sia solo il tentativo di procacciarsi nuovi allievi e accaparrarsi nuove iscrizioni prima della concorrenza.
Sicuramente è utile e proficuo dare la possibilità ai bambini di sviluppare le proprie capacità musicali di base tramite un corso di propedeutica della musica. Ma qual è il senso di studiare uno strumento specifico come il pianoforte nella primissima infanzia quando tale attività richiede coordinamento fine della mano e maturità adeguata ad uno studio quotidiano a casa, caratteristiche che un bambino di tre, quattro e cinque anni non può certamente avere? A me pare nessuna: la maggior parte di questi bambini smette entro pochi anni; da grande ricorda quasi nulla del lavoro compiuto; talvolta conserva un pessimo rapporto con la musica.
Ai genitori intenzionati ad avvicinare i loro figli alla musica solitamente consiglio quindi di partire con un buon corso di propedeutica musicale e iniziare lo studio del pianoforte non prima dei sette-otto anni.
Pur sottolineando l'importanza di percorsi personalizzati realizzati a partire dalle esigenze, bisogni e capacità di ogni allievo, un corso di pianoforte per bambini dovrà avere nel suo complesso le seguenti caratteristiche generali:
- conoscenza/approfondimento delle caratteristiche e possibilità tecniche ed espressive dello strumento.
- stimolare e sviluppare, tramite lo strumento, tutte le capacità musicali di base attraverso attività creative e non ipetitive.
- acquisizione delle regole-base del linguaggio musicale occidentale attraverso l'improvvisazione (su materiale didattico reparato ad hoc al computer oppure suonando a quattro mani);
- stimolare la voglia di suonare insieme; affrontare in modo non teorico le difficoltà della musica d'insieme creando numerose situazioni di musica "a quattro mani" (sia improvvisazioni che lettura che musica "a orecchio") in cui ognuno dei due abbia ruoli ben distinti e possibilmente intercambiabili.